Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha provato a raffreddare il caso del diniego opposto dall’Italia all’utilizzo della base di Sigonella da parte di bombardieri statunitensi diretti in Medio Oriente con una dichiarazione su X che ridimensiona le letture circolate nelle ore precedenti. “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA”, ha scritto, definendo questa ricostruzione “semplicemente falsa” perché “le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Nello stesso messaggio, il ministro ha rivendicato la continuità della linea italiana, spiegando che il governo continua ad agire “in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento” e che “non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA”.
Il chiarimento giunge dopo una giornata segnata da indiscrezioni e conferme sul diniego opposto dall’Italia all’utilizzo della base di Sigonella da parte di bombardieri statunitensi diretti verso il Medio Oriente, approccio che avrebbe affiancato l’Italia ad altri Pasi europei che hanno preso le distanze dall’operazione “Epic Fury” avviata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran perché considerata al di fuori del diritto internazionale. Tra i Paesi al momento più duri nei confronti dell’operazione israelo-statunitense vi è la Spagna il cui governo, guidato dal premier Pedro Sanchez, ha ordinato lo scorso 30 marzo la chiusura del proprio spazio aereo ai voli statunitensi che partecipano all’operazione militare contro l’Iran.
Cosa è accaduto a Sigonella
Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, l’episodio della base siciliana risale a pochi giorni fa e sarebbe maturato quando i vertici italiani sono stati informati di un piano di volo che prevedeva l’atterraggio a Sigonella di assetti americani già in volo, senza che fosse stata preventivamente richiesta l’autorizzazione politica necessaria. Le stesse ricostruzioni riferiscono che non si sarebbe trattato di normali voli logistici, coperti dagli accordi esistenti, ma di bombardieri destinati a operazioni connesse al teatro mediorientale.
Su questo punto il governo ha deciso di rimanere piuttosto vago per non inimicarsi l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che proprio ieri ha nuovamente attaccato gli alleati NATO e l’Europa per non essersi impegnati maggiormente nella guerra, affermando che gli Stati Uniti non sarebbero stati lì ad aiutarli in futuro. “A tutti quei paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo. Dovrete iniziare a imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”, ha detto Trump in un post su Truth Social.
Nella nota diffusa da Palazzo Chigi il governo ha sostenuto che “ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”. La Presidenza del Consiglio ha aggiunto che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali” e che “i rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Nella stessa nota si legge, inoltre, che l’esecutivo continuerà ad operare “nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.
La prossima tappa politica sarà il 9 aprile, quando Giorgia Meloni è attesa in Aula per riferire alle Camere. Secondo quanto riportato da ANSA, la presidente del Consiglio ha manifestato la disponibilità a intervenire prima alla Camera e poi al Senato con un’informativa che dovrebbe toccare sia il quadro della crisi mediorientale sia il caso Sigonella. Il passaggio parlamentare, tuttavia, non dovrebbe prevedere un voto dell’Aula, elemento che ha già alimentato le polemiche delle opposizioni.
Sul fronte americano, il segnale arrivato da Washington è stato improntato alla continuità più che allo scontro. Un funzionario del Pentagono, interpellato dall’ANSA, ha dichiarato che il governo italiano “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”. Alla domanda se Roma stia rispettando i trattati bilaterali sull’uso delle basi, la risposta del funzionario è stata “sì”, con il richiamo esplicito sia al post di Crosetto su X sia alla dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi.
Le opposizioni chiedono chiarezza
La vicenda di Sigonella ha aperto un fronte politico interno con le opposizioni che hanno criticato l’esecutivo per la poca chiarezza. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha sostenuto che su Sigonella non ci sarebbe stato “nessun atto di eroismo del governo ma solo l’applicazione di quanto prevedono gli accordi”, parlando piuttosto di “totale cortocircuito” di un esecutivo che, a suo giudizio, ha impostato con l’amministrazione Trump “un rapporto di sudditanza”. Magi ha chiesto a Meloni di chiarire in Parlamento anche quale linea intenda seguire in futuro sull’impiego delle basi americane rispetto alla crisi nel Golfo.
Dal Partito democratico, il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha contestato soprattutto la scelta procedurale della presidente del Consiglio. “Denunciamo una fuga dal voto”, ha dichiarato, sostenendo che l’informativa al posto delle comunicazioni formali servirebbe a evitare che il Parlamento possa pronunciarsi. Per Boccia, si tratta di un elemento “molto grave”, tanto più “dopo le dichiarazioni su Sigonella del ministro della Difesa”.
Ancora più duro il Movimento 5 Stelle. La vicepresidente Vittoria Baldino ha accusato Crosetto di aver prima fatto trapelare “una velina alla stampa per apparire eroico” e poi di aver fatto retromarcia con un “signorsì signore”. Baldino ha rivendicato l’interpellanza presentata dal M5S sui passaggi da Sigonella di aerei statunitensi diretti verso altri scali operativi e ha sostenuto che l’Italia non dovrebbe offrire “alcun supporto né logistico né di intelligence” a una guerra che definisce illegale.
Dove sono le basi e le strutture statunitensi?
Sul piano più generale, il caso Sigonella riporta l’attenzione sulla presenza militare statunitense in Italia, che non si esaurisce in una singola base ma si articola in una rete di infrastrutture strategiche distribuite lungo la penisola: otto principali e un centinaio i presidi minori di cui 20 top secret.
Le basi presenti sul territorio italiano non sono “americane” in senso extraterritoriale, ma installazioni disciplinate dagli accordi atlantici e bilaterali tra Roma e Washington, a partire dal NATO Status of Forces Agreement del 1951 e dall’intesa bilaterale sulle infrastrutture del 1954, poi integrata negli anni successivi.
I poli principali sono Aviano e Sigonella sul versante aereo, Vicenza con Caserma Ederle e Del Din per la presenza dell’esercito USA, Camp Darby in Toscana come hub logistico, e Napoli e Gaeta sul fronte navale, in collegamento con le attività della Sesta Flotta americana. Sigonella, in particolare, viene definita ufficialmente dalla US Navy “the Hub of the Med” ed è presentata come uno snodo di supporto operativo, comando e controllo, logistica avanzata e sostegno alle forze statunitensi e alleate nel Mediterraneo.
Attorno a questi grandi poli si sviluppa poi una costellazione più ampia di depositi, centri radar, strutture di telecomunicazione e infrastrutture di supporto, alcune delle quali hanno un top secret. In questo quadro rientra anche il MUOS (acronimo di Mobile User Objective System) di Niscemi, spesso citato come uno dei nodi più sensibili della rete di comunicazioni militari statunitensi nel Mediterraneo allargato.
Sul piano operativo queste strutture possono essere utilizzate per transito, logistica, stoccaggio, rifornimento, telecomunicazioni, sorveglianza, intelligence e supporto ai velivoli, compresi droni e aerei cisterna.
Per quanto riguarda l’impiego delle basi gli accordi prevedono che finché l’utilizzo rientra nelle attività ordinarie previste, il meccanismo è sostanzialmente tecnico, ma quando si entra nel terreno delle missioni direttamente collegate a operazioni militari sensibili o a scenari di guerra, la questione cambia natura. In questo caso il comando americano deve informare immediatamente il comandante italiano della base che riferisce a sua volta allo Stato maggiore, che si rivolge al ministero della Difesa il quale ha il compito di informare il parlamento della richiesta sulla quale il parlamento stesso si esprime.
[a cura di Simone Cantarini]

